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Questi fantasmi!

Il capolavoro di uno dei grandi monumenti del Teatro del Novecento

Dal 05 dicembre 2018 al 09 dicembre 2018
Teatro Stignani IT
Data Ora
05/12/2018 Dalle 21:00
06/12/2018 Dalle 21:00
07/12/2018 Dalle 21:00
08/12/2018 Dalle 15:30
Dalle 21:00
09/12/2018 Dalle 15:30
Produzione: Compagnia Elledieffe
Autore: Eduardo De Filippo
Regista: Marco Tullio Giordana
Attori: Gianfelice Imparato

La commedia in tre atti, scritta nel 1945, fu una delle prime opere di Eduardo De Filippo a essere rappresentata all'estero. Lo spettacolo ha raccolto unanimi consensi in tutte le sue edizioni, un successo assoluto ascrivibile allo straordinario meccanismo di un testo che, nel perfetto equilibrio tra comico e tragico, propone uno dei temi centrali della drammaturgia eduardiana: quello della vita messa fra parentesi e sostituita da un’immagine, da un travestimento, da una maschera, imposta agli uomini dalle circostanze. Per la sua realizzazione Eduardo si ispirò a un episodio di cui fu protagonista suo padre, Eduardo Scarpetta. Racconta quest’ultimo che la sua famiglia, in ristrettezze economiche, fu costretta a lasciare la propria abitazione da un giorno all’altro. Il padre riuscì a trovare in poco tempo una nuova sistemazione, all’apparenza eccezionale, in rapporto all'affitto ridottissimo da pagare. Dopo alcuni giorni si chiarì il mistero: la casa era frequentata da un impertinente “monaciello”, lo spiritello di tradizione napoletana.

Eduardo è uno dei nostri grandi monumenti del ‘900 – rileva il regista Marco Tullio Giordana – conosciuto e rappresentato, insieme a Pirandello, nei teatri di tutto il mondo. Grandezza che non è sbiadita col tempo, non vale solo come testimone di un’epoca. Al contrario, l’attualità di Questi fantasmi! è per me addirittura sconcertante. Emerge dal testo non solo la Napoli grandiosa e miserabile del dopoguerra, la vita grama, la presenza liberatrice/dominatrice degli Alleati, ma anche un sentimento di dolore che non ha mai abbandonato la città e insieme il suo controcanto gioioso, quello che Ungaretti chiamerebbe “l’allegria del naufragio”.